Mappa Solare Europea
Dal Centro di Ricerche Europeo di Ispra arriva questa ottima mappa solare:
Energhia: "traballu aíntru" - Tottu su chi nos serbit este in su sole..
Dal Centro di Ricerche Europeo di Ispra arriva questa ottima mappa solare:
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Bruno Manca
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.......«Abbiamo cominciato due anni fa, partendo dai semi. Semplicemente tagliando i primi rami e innestandoli per terra abbiamo coperto tre ettari. Quest'anno il raccolto sarà ancora modesto. Ma l'anno prossimo avremo raggiunto l'indipendenza energetica».Sul tetto della chiesa c'è un gigantesco pannello solare fatto a "V" (in onore del San Vincenzo che ispira le azioni delle sorelle) con una croce bianca nel mezzo. «Il sole ci dà l'energia sufficiente per il giorno», spiega Kaja. Per la notte c'è un generatore diesel. Il quale va per adesso a idrocarburi, ma l'anno prossimo andrà a Jatropha.«Gli esperimenti — assicura sister Kaja — li abbiamo già fatti: basta spremere i semi della pianta per ottenere un olio che, semplicemente filtrato, mette in moto il generatore di elettricità a meraviglia.E pure rispettando l'ambiente». Come tutti gli olivegetali che fanno da biodiesel,la combustione di olio di Jatropha emette poca anidride carbonica e zero anidride solforosa, responsabile delle piogge acide.«Nel raggio di centinaia di chilometri — sintetizza la sorellamadre Zeituni Kapinga, con vivace orgoglio —siamo leuniche a poter spedire un'email a qualsiasi ora del giorno o della notte».All'Equatore il sole sorge alle sei, tutto l'anno. Alla latitudine di Livinus Manyanga, che abita ad Arusha, Tanzania del Nord, quasi alle falde del Kilimangiaro, il sole sorge solo un po' più tardi. È in quell'esatto momento che il suo business si mette in moto: quando l'energia fotonica della nostra stella accende la fotosintesi clorifilliana.Alla Kakute, l'azienda di Manyanga, non ci sono ettari di coltivazioni, ma solo un giardino. «Il mio vivaio è un piccolo centro di ricerca e sviluppo — dice — Il mio compito è quello di propagare la Jatropha in Africa, insegnare a coltivarla e distribuire una nuova ricchezza».Oggi, in visita alla Kakute c'è la delegazione di una Ong canadese, che ha in animo di propagare la pianta dell'energia nella vicina Repubblica Democratica del Congo. «C'è gente che viene da tutta l'Africa: teniamo dei corsi di una settimana per insegnare a coltivare la pianta e a sfruttarla fino in fondo. Restano tutti a bocca aperta».Per rudimentale che sia, l'armamentario di Manyanga è impressionante. Prima fa vedere i semi di Jatropha stesi al sole per togliere un po' di umidità. Li mette in una strana macchina manuale (inventata da altri, ma perfezionata dalla Kakute) per la frantumazione: a destra esce l'olio e a sinistra i residui, curiosamente asciutti. Poi prende l'olio e lo mette in una lampada: al contrario del kerosene, brucia senzafare fumo e — pare incredibile — profuma pure. Al che Manyanga raccoglie i residui della macinazione, e li spinge con l'acqua dentro a un serpente di qualche metro, costruito con un grande telo di plastica. «Due chili di semi tritati e cinque litri d'acqua — racconta — producono abbastanza metano per cucinare per tre giorni». Il serpentone è collegato a un pallone appeso al tetto, a sua volta collegato a una cucina a gas. E funziona per davvero. Ma c'è di più.«Con l'olio di Jatropha si fabbricano saponi, che le donne dei villaggi possono vendere», reclamizza Manyanga. «E i residui della macinazione sono un ottimo fertilizzante ». Non a caso, c'è chi ha battezzato la Jatropha Curcas "l'oro verde del deserto".Originaria dei Caraibi, la pianta è stata traghettata in giro per il mondo dai marinai portoghesi, che la usavano per costruire delle recinzioni a protezione dei loro insediamenti: la Jatropha ha bisogno di pochissima acqua, le foglie decidue proteggono il terreno dalla desertificazione e, se piantata a pochi centimetri l'una dall'altra, produce una barriera al passaggio degli animali. «In Tanzania —racconta Manyanga — è una pianta ben nota: viene usata per recintare le tombe».Esperto di meccanica, Manyanga ha lavorato nella birra e neicosmetici, prima di approdare al Center for Agricolture and Technology. «Lì — racconta — mi misi a studiare diversi oli carburanti di origine vegetale e rimasi strabiliato dalla Jatropha »: nessun altra pianta (ad eccezione della palma, che però richiede ingenti quantità di acqua)aveva risultati del genere. Così è nato un mestiere. E una passione. «Negli ultimi anni ho convinto parecchi villaggi, che pure non volevano sentir parlare della "pianta delle tombe", a coltivarla per vendere i semi, il sapone e se possibile l'olio. Non vedo un mezzo migliore per togliere l'Africa dalla povertà».Le potenzialità ci sono. Un ettaro coltivato a Jatropha produce 1.900 litri di olio, che può essere bruciato da solo o in miscela: la recente decisione della Ue di imporre un 10% di biocarburanti entro il 2020 implica che alle porte dell'Africa sta per aprirsi un nuovo mercato. Lo sa bene l'azienda inglese D1 che, quotata all'Aim di Londra, sta predisponendo ingenti coltivazioni di Jatropha in Indonesia, Sud Africa, Zambia, Swaziland e Australia.E lo sa bene il Governo indiano, che ha appena incluso la Jatropha nel suo piano strategico per l'indipendenza energetica. Estese coltivazioni di Jatropha per uso combustibile sono in via di crescita in Cina, Filippine, Thailandia e anche in Paesi come il Guatemala, dove la Jatropha è stata usata per secoli per le recinzioni. Infine, a testimonianza di una rivoluzione alle porte, in questi giorni è uscito in Francia un libro eloquente: Jatropha, le meilleur des biocarburants.All'Equatore la notte è lunga come il giorno, tutto l'anno. Avere l'energia a disposizione fa una bella differenza. Le sorelle Vincenziane lo sanno. E si sentono fortunate.«È nato tutto per caso»,racconta sorella Kaja.Un giorno, il signor Berndt Wolff dell'azienda tedesca Energiebau, che passava da quelle parti, è andato a trovarle e ha proposto loro di usare il sole e la Jatropha. «Era un'esperimento costoso — spiega Kaja — da 400mila euro: metà ce li ha messi la nostra casamadre e metà il Governo tedesco ». Ma è il solare che è costoso. O il generatore. Certo non la pianta dell'energia, che quasi cresce da sola e vive per 4050 anni.La Jatropha è velenosa e quindi libera dai dubbi sugli impieghi energetici delle materie prime alimentari, come sta accadendo in Messico con il mais. «Ma soprattutto cresce e prospera in tutta la fascia tropicale — rimarca sorella Kaja— dove si concentra gran parte della povertà del mondo».Kaja Peric e Livinus Manyanga vivono ai due capi della Tanzania, e non si conoscono. Ma è questione di poco. Fra poco più di un mese voleranno insieme a Harvard. A maggio,nel primo ateneo del mondo, è convocata la cerimonia per il Roy Family Award for Environmental Partnership, consegnato ogni anno a chi si distingue nei progetti di energia alternativa. Fra i vincitori di quest'anno c'è la Energiebau di Wolff, ma ci sono anche le sorelle di Mbinga e la Kakute di Manyanga.E, implicitamente, la Jatropha.La pianta dell'energia è cresciuta in silenzio per millenni. Ha traversato i mari per secoli. E oggi che sull'era del petrolio si addensano le nubi del riscaldamento climatico, potrebbe diventare la sorgente di una nuova energia per il mondo e di una nuova ricchezza per l'Africa e i tropici. E tutto solo grazie alla fotosintesi.All'Equatore, domattina alle sei, sorgerà ancora una volta il sole.
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Dal 19 al 21 Aprile 2007 a Verona apre l'interessantissima Fiera delle Rinnovabili e della generazione distribuita: SOLAREXPO.
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Il prezzo medio cumulato dei CV rappresenta il prezzo medio dei CV con lo stesso anno di riferimento, ponderato per le quantità scambiate sul mercato organizzato dal GME, considerando tutte le sessioni nelle quali questi sono stati negoziati. Tale prezzo viene aggiornato mensilmente. Ammentammus che dal 2004 un certificato verde è pari a 50 MWh.
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Vorrei evidenziare una cosa di cui mi sono accorto solo ora (menzus chi mai) leggendo il manuale operativo dello scambio sul posto con data 12-04-2006, e cioè prima dell'entrata in vigore dell'ultimo decreto del feb 2007.
Tutto nasce dalla frase riportata a pag 12 cap. b2)
".....l’incentivo viene erogato dal Gestore del sistema elettrico-GRTN con riferimento all’energia elettrica prodotta e consumata nell’ambito della disciplina dello scambio sul posto."
Inoltre, a pagina 12 e 13:
"In particolare la deliberazione n. 40/068 ha definito la produzione incentivata con riferimento all’anno i (PRDi), come la produzione resa disponibile, nell’anno i, alle utenze del Richiedente in applicazione della disciplina del servizio di scambio sul posto e pari a:
PRDi = Prodi – Si se Si ≥ 0
PRDi = Prodi – (Si + Pi) se Si <>
dove:
- Prodi è la quantità di energia elettrica prodotta nell’anno i;
- Si è il Saldo annuale dell’anno i;
- Pi è il Prelievo dell’anno i, calcolato, nell’ambito dello scambio sul posto.... "
In athèras paraulas, il GSE paga tutta l'Energia prodotta dall'impianto solo se questa è inferiore ai propri consumi! quindi attenzione, si ribadisce ancora una volta il fatto che se si vuole usufruire dello scambio sul posto conviene dimensionare l'impianto in base ai consumi medi stimati nell'arco di 3 anni. Gli esempi riportati da pag. 15 a pag. 17 dello stesso manuale chiariscono bene questo fatto.
Non ci rimane che aspettare per sapere se l'Autorità cambierà qualcosa in virtù del nuovo decreto sul "Conto Energia" del feb.07, ma ritengo che questo sarà un punto fermo.
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Cosa è la generazione distribuita? Riguarda da vicino quanti vogliono realizzare impianti di generazione Elettrica da fonti rinnovabili e connetterli in rete. Ecco un piccolo promemoria:
http://tecnologie_energetiche.die.unipd.it/documenti/Atti%20ENERGY%20TECHNOLOGY%2006/Relazione_Turri_&_C_.pdf
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La procedura è illustrata nelle istruzioni per la compilazione del modello 730 per la dichiarazione dei redditi del 2006
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